stop alla rinegoziazione dei mutui Abi trentennali. L’inceppo deriva dalla formulazione dubbia dell’accordo quadro sottoscritto da Anci, Upi ed Associazione bancaria italiana lo scorso 8 aprile 2020, che rischia di escludere dal congelamento della rata molte operazioni.
Facciamo un passo indietro: in base al citato accordo, le banche potranno procedere alla sospensione della quota capitale delle rate in scadenza nel 2020 dei mutui erogati in favore degli enti locali, sulla scorta di quanto già avvenuto con la sospensione della quota capitale dei c.d. «mutui Mef» (dl Cura Italia) e in parallelo con l’operazione di rinegoziazione dei mutui recentemente approvata da Cassa Depositi e Prestiti L’iniziativa va quindi a completare il set di misure elaborate in queste settimane al fine di ridurre gli oneri da rimborso prestiti nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
L’Accordo prevede l’allungamento di un anno del periodo di ammortamento attualmente vigente al fine di recuperare la rata non corrisposta nel corrente esercizio. Al riguardo, l’art. 4, comma 2, aggiunge che la scadenza del mutuo a seguito della sospensione non può comunque eccedere i 30 anni.
Tale previsione viene intesa da alcuni istituti in modo rigido, ovvero escludendo in toto tutti i mutui trentennali, indipendentemente dal fatto che siano stati appena stipulati o siano già in ammortamento, magari da molti anni.
Ad esempio, un mutuo stipulato nel 1995 con scadenza 2025 e quindi durata residua 5 anni sarebbe fuori esattamente come un mutuo stipulato nel 2020 con scadenza 2050. Si tratta di una lettura restrittiva assai discutibile, che vanificherebbe in gran parte il senso dell’operazione, dato che sono molti i mutui a 30 anni nei portafogli degli enti locali.
Dal punto di vista delle adesioni, al 30 aprile erano 43 gli istituti ad avere dato l’ok, con alcune esclusioni eccellenti come Intesa Sanpaolo (ieri invece è arrivata l’ufficializzazione dell’adesione di Ubi Banca) che ha motivato il suo diniego con la mancanza di una norma di legge. Sulle modalità operative, si sta procedendo in ordine sparso.
L’allungamento della durata sembra imporre la necessità di un passaggio in consiglio, anche se può essere comunque utile predisporre una prima delibera di giunta che autorizzi il responsabile del servizio finanziario a contrattare le banche e una volta identificate le posizioni interessate dall’operazione e a quel punto andare comunque in consiglio, in modo da farsi trovare pronti per la scadenza del 15 maggio. Se non fosse possibile, l’alternativa potrebbe essere un’ulteriore delibera di giunta con successiva ratifica consiliare. Infine, l’accordo prevede esplicitamente che le economie possano essere destinate sia a copertura della perdita di entrate che sta colpendo i bilanci locali che delle maggiori spese necessarie per fronteggiare la crisi, spese che possono essere sia di investimento che correnti.

